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Data unica per l'Apparenza inganna, regia di Sandro Lombardi, al Teatro Yves Montand di Monsummano Terme. Una messinscena borghese, per un testo introspettivo

Pluripremiato, pluriosannato, L’apparenza inganna di Thomas Bernhard – per la regia di Federico Tiezzi. In scena l’immancabile Sandro Lombardi insieme a Massimo Verdastro , che a noi è sembrato a suo agio e credibile nel ruolo di Robert, l’attore, sfiancato dalla solitudine e dal ricordo di una donna, Mathilde. Senza eccessivi virtuosismi o senza indugiare su tonalità amplificate, ha tratteggiato un uomo fragile, insicuro, remissivo – in antitesi al fratello Karl, giocoliere di fama mondiale, aggressivo e sagace. L’analisi del rapporto conflittuale e ambiguo tra i due, che ruota attorno a Mathilde, e alla casetta delle vacanze lasciata in eredità a Robert (non al marito Karl) è il nucleo gustoso dell’opera. Opera di cui Tiezzi ha marcato l’inclinazione ironica e autoironica, sarcastica e paradossale, grazie anche agli inserti musicali che hanno aiutato i due interpreti a svoltare registro con più frequenza.

Da un lato la vicenda drammatica non brilla di particolari ferite: i due fratelli sono artisti in pensione (anche se Robert vuole tuttora calcare le scene con Re Lear), benestanti, tristi ma anche costellati di ricordi felici, invasi dal fantasma di Mathilde e da un legame poco chiaro tra i tre. O meglio, fin troppo chiaro. Dall’altro, lo spaccato è quello di due uomini soffocati dalla famiglia d’origine, che hanno sfruttato la crudeltà per trasformarsi, emanciparsi, costruirsi.
Il quadro d’insieme è pieno di luci e ombre, attrazione e repulsione, accettazione. Due uomini per trent’anni hanno amato la stessa donna e continuano, imperterriti, a dialogare: questo risulta, per la nostra cosìddetta civiltà contemporanea, come scoprire un corpo nuovo. Qui ridiede la bellezza della drammaturgia, la piccola, grande innovazione di Bernhard. Un essere femminile fa tremare i cuori di due maschi adulti. E non è, per una volta, la donna a subire, scappare, essere torturata.

Il primo atto sostiene e sviluppa bene l’alone di tensione e di slancio, la curiosità di capire le pieghe della trama. Il secondo atto si adagia su confessioni ormai stanche, per terminare con una brusca uscita di scena di Lombardi e Verdastro, che lascia un velo di dubbio, perfino che lo spettacolo sia davvero terminato. Invece, terminato, lo è davvero.